fare cose Alfredo Pirri

Fare cose

Alfredo Pirri

a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Gianluca Collica
19 aprile - in corso

La mostra FARE COSE di Alfredo Pirri segna il compimento di un dialogo intellettuale iniziato diciotto anni fa: la realizzazione di un progetto espositivo specificamente concepito per gli spazi post-industriali della Fondazione Brodbeck che trova oggi una sua forma compiuta, imprevista e imprevedibile.
Il percorso espositivo si configura come un organismo vivente dove la dimensione retrospettiva e quella inedita site-specific si fondono in un allestimento dalle proporzioni monumentali all’insegna di una visione ampia e coinvolgente.

Accanto a lavori storici che hanno segnato la ricerca di Pirri dagli anni Ottanta – tra cui la riattivazione di Cure, originariamente concepito in occasione di Aperto ’88, sezione giovani della Biennale di Venezia ideata da Achille Bonito Oliva e Harald Szeemann, – compaiono opere delle ricerche più recenti e ancora inedite, come L’archivio ambientale che conserva più di millecinquecento fotografie intitolato RWD/FWD. 

Non si tratta di una semplice antologia, ma di un dialogo senza precedenti tra opere (installazioni, dipinti, sculture, disegni, progetti) che rilegge il passato alla luce del senso di Pirri per il presente, trasformando le tappe del percorso creativo dell’artista in capitoli di una narrazione diffusa, tappe di uno spazio di sperimentazione esistenziale.

Fulcro generatore dell’intero progetto espositivo è l’indagine sul rapporto tra arte e dimensione architettonica, che Pirri interpreta sia come tensione poetica tra materia, luce e ambiente, sia come pratica capace di incidere concretamente sul reale. Entrambe, infatti, non si limitano a rappresentare il mondo: lo costruiscono, assumendosi una responsabilità nei confronti dello spazio, dei corpi e delle relazioni che lo attraversano.
In questa prospettiva, il punto di contatto non risiede nella sola forma che le opere assumono di volta in volta, ma nel loro valore sincretico e creativo. Arte e architettura condividono una tensione etica verso la produzione di condizioni: condizioni di esperienza e percezione, ma anche di convivenza, consapevolezza e trasformazione.
L’intervento artistico, al pari di quello architettonico, si configura così come un atto che organizza lo spazio non solo sul piano fisico, ma anche su quello simbolico e sociale, orientando comportamenti, sguardi e possibilità di relazione.

L’artista trasforma lo spazio in un “dispositivo percettivo” in cui l’opera non è solo un oggetto da osservare, ma un campo di risonanza da percorrere. Con il ricorso a materiali radicati nel territorio siciliano, a partire dal tufo di Lentini, Pirri attiva nuove stratificazioni di significato, invitando il visitatore a compiere un’esperienza di attraversamento dove la memoria fisica si fa architettura umana del possibile.
Più che affidarsi a un apparato discorsivo esterno, ad una sovra narrazione, il progetto espositivo genera una fitta trama di rimandi visivi e percettivi, orientando in modo diretto l’esperienza del visitatore, attiva una rete di relazioni percettive, in cui le opere agiscono come capitoli di una narrazione diffusa, in grado di svilupparsi tanto nella dimensione autonoma dei singoli lavori quanto nella loro articolazione nello spazio.
Si tratta di un concetto solo apparentemente scontato, ma oggi nuovamente centrale nel dibattito critico, soprattutto in relazione al ruolo spesso dominante dell’apparato narrativo nelle pratiche espositive contemporanee. In un contesto in cui la mediazione discorsiva tende talvolta a sovrapporsi all’esperienza diretta dell’opera, Fare Cose riafferma con decisione il primato della percezione: l’opera non più come oggetto da interpretare dall’esterno, ma come dispositivo capace di generare senso a partire dall’esperienza stessa dello spettatore.

 

Alfredo Pirri (Cosenza, 1957) vive e lavora a Roma.

Ha esposto i suoi lavori in numerose mostre nazionali e internazionali, tra cui: Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea, Roma (2025), dove la sua installazione Passi e in esposizione permanente, Biennale Architettura, Venezia (2025); Palazzo Boncompagni, Bologna( 2025); Fondazione Berengo, Murano (2024); Museo MAXXI, Roma (2023); Castello Maniace, Siracusa (2021); Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps, Roma (2018); MACRO, Roma (2017); Museo Novecento, Firenze (2015); London Design Festival, Londra, UK (2015); GNAM – Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (2013); Palazzo Te, Mantova (2013); Project Biennial D-0 ARK Underground Konjic, Bosnia Herzegovina (2013), dove la sua installazione Passi è in esposizione permanente; Museo Archeologico Nazionale Reggio Calabria con l’opera permanente Piazza (2011); Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro (2007); Maison Européenne de la Photographie, Parigi, Francia (2006); Biennale dell’Avana, Cuba (2001); Academia di Francia – Villa Medici, Roma (2000); MoMa PS1, New York, USA (1999); Walter Gropius Bau, Berlino, Germania (1992). Nel 1988 ha partecipato alla 43° Biennale di Venezia.

Nel 2023 Alfredo Pirri ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in “Architettura – Progettazione Architettonica” da parte dell’Università degli Studi di Roma Tre.

Ufficio stampa: Melamedia | Carmela Grasso

Presidente: Paolo Brodbeck
Vicepresidente: Nadia Brodbeck
Direttore artistico: Gianluca Collica
Segreteria organizzativa: Andrea Valisano

Mostra a cura di: Cesare Biasini Selvaggi e Gianluca Collica
Assistente: Chiara Zoppelli

Allestimento a cura di: Alfredo Pirri
Assistente: Giulio Bensasson


Ufficio stampa: Melamedia | Carmela Grasso
Social Media Manager: Andrea Valisano

Referenze fotografiche: Alfio Garozzo

Responsabile allestimento: Paolo Fontana
Assistente: Mario Pappalardo

Main Partner di progetto: Fondazione Oelle – Mediterraneo Antico, Fondazione RIV
Partner di progetto: FOUR POINTS BY SHERATON – Catania

Ringraziamenti: Galleria Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea; Galleria Collica&Parners, Fondazione Gramsci